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Chiesa S. Lorenzo - Cunevo

cunevo

NOTIZIE STORICHE
 

"L'antica curazia di S. Lorenzo è al principio del paese, ben orientata, con un

campaniluccio che le fa guardia." (S. Weber Chiese della Valle di Non nella

storia e nell'arte)
Probabilmente la chiesa, se non preesistente, fu costruita nel XIV secolo.

Vi è notizia infatti che in località Pietra Cucca, sotto Castel Corona, vi fosse

il Convento Agostiniano di S. Maria Maddalena, detto S. Maria Coronata per

la presenza, appunto, del castello. Diversi autori e storici - Weber, Reich,

Gorfer, Inama - portano a sostegno di questa ipotesi numerosi documenti e

anche una Bolla di Papa Gregorio IX, oltre alla denominazione "La Santa"

rimasta al castello tuttora esistente in quella località. Non essendo rimasta

nessuna traccia non è possibile conoscere l'esatta ubicazione del convento.
È certo comunque che nel 1283 il convento fu ceduto all'Ordine Teutonico

e trasformato in beneficio nel 1309; di conseguenza la popolazione di

Cunevo, che probabilmente prima frequentava la chiesa del convento,

desiderò una chiesa propria per sottrarsi alla giurisdizione della Pieve di

Flavon. Sicuramente la chiesa esisteva alla fine del 1400, poiché vi è ancora

qualche frammento degli affreschi di Giovanni Baschenis de Averaria, uno

dei quali riporta la sua firma e la data 1490. Torniamo al Weber:
"Nel XIV secolo fu sottoposta a modificazioni, che le fecero perdere il suo

primitivo carattere romanico. Verso la fine del quattrocento il pittore

Giovanni de Averaria l'aveva decorata di affreschi, che furono coperti e

rovinati quando al soffitto a capriate venne sostituita la volta a

crociera cordonata."
Gli Atti Visitali del 1537 testimoniano che la chiesa era tenuta con cura ed efficiente. Nel 1579 aveva due altari, uno dedicato a S. Lorenzo, consacrato e sufficientemente ornato, l'altro intitolato ai SS. Innocenti, che fu rinnovato e consacrato nel 1649.
Nel 1647 Antonio Job fondò un beneficio semplice di tre messe settimanali. nella chiesa di S. Lorenzo.
Vi fu qualche rimostranza da parte del parroco di Flavon, come risulta dagli Atti Visitali del 1708, ma fu definitivamente concesso il diritto a Cunevo di celebrare.
Nel 1807 fu istituita la Primissaria Curaria di Cunevo, incorporandovi il beneficio de Job.
Nel 1842 alla chiesetta venne concesso il fonte battesimale ed il tabernacolo.
Nel 1858 la chiesa di 5. Lorenzo era ormai insufficiente per le necessità della Parrocchia e fu deciso di costruire la nuova chiesa, che fu inaugurata nel 1876.
Sempre nel testo del Weber la descrizione della chiesetta:
La chiesetta merita attenzione per le sue pregevoli particolarità. Il portale ha un motivo di decorazione a rose in rilievo e a punte di diamante, con architrave segnata 1559 e un'iscrizione di difficile interpretazione. L'interno è partito in due campate, con volta a crociera, sostenuta da costoloni poggianti su mensole, formate da busti di pietra rappresentanti S. Lorenzo e S. Pietro e da scudi caricati di figure fantastiche. L'abside è pentagona, con volta reticolata a stella e finestra a tutto sesto, mentre è gotica quella della navata. Alla destra di questa si apre una cappellina nella quale giace una pietra tombale, che reca scolpito uno scudo colle iniziali G.J. e l'iscrizione: Gaspar Job vicarius comitatus Flavoni sibi et posteris vivens posuit at laudem Dei anno MDLIII nobili ac magnifico D.N.O. Bartholomeo Spaur ... eis ( ora si legge chiaramente Tirolis) Comitatus Pincerna dominante.
La chiesa ha un altarino di legno dipinto con pala rappresentante la Madonna, S. Lorenzo e S. Giovanni Battista."
In un inventario del 1722, che riporta meticolosamente ogni arredo della chiesa e della sacrestia non si nominano campane, da qui il dubbio che il campanile non fosse ancora stato costruito. Un urbario del 1813 riporta l'acquisto di una fune per le campane. Purtroppo nel periodo intermedio sono andati persi gran parte dei documenti ma questi due accenni testimoniano a favore dell'ipotesi che il campanile fu edificato nel XVIII secolo da certi dell'Antonio della Valle di Fiemme.
All'inizio del secolo la chiesetta era quasi abbandonata. Fa fede una missiva dell'I.R. Conservatore, Prof. Don Vincenzo Casagrande all'inclito I.R. Capitanato Distrettuale di Cles che si allega alla relazione.
Durante la I guerra mondiale venne addirittura usata come "cucina da campo" dalle truppe.
Il giorno 10 aprile 1923 furono iniziati i lavori di restauro a cura dell'Ufficio delle Belle Arti e la chiesa venne inaugurata il 10 agosto 1924 da don Giuseppe Endrizzi.
Nel 1955 - 57 fu costruito l'attuale cimitero in sostituzione di quello attorno a S. Lorenzo.
Nel 1977 venne rifatta la copertura in scandole di larice segate sia della chiesa che del campanile.
Nel 1982 si eseguirono lavori di prosciugamento e consolidamento dei muri perimetrali a cura della Provincia. 

DOCUMENTI STORICI

documento
documento1
documento2

DESCRIZIONE DELL’EDIFICIO
 
La chiesa, di piccole dimensioni, è collocata al centro di un'area adibita un tempo a cimitero (ancora oggi sono presenti molte lapidi) ed ora trasformata in prato verde.
La facciata principale, ad Ovest, è ornata da un interessante portale cinquecentesco - piuttosto degradato - in pietra chiara, scolpito a rose e punte di diamante.
L'intera facciata, come del resto tutta la chiesa, è intonacata con uno sbriccio di colore marroncino eseguito circa settant'anni or sono, che appesantisce e svilisce la sottile eleganza che l'edificio conserverebbe nonostante le numerose modifiche che dall'originale impianto romanico, attraverso il gotico, il seicento ed i recenti interventi ci consentono di ammirare II presente, caratterizzato dalla bella e semplice facciata.
La presenza dell'intonaco uniforme impedisce inoltre la lettura e la verifica di eventuali mutamenti della muratura.
Il campanile, costruito (probabilmente) verso la metà del XVIII secolo, è alto circa venti metri, di forma quadrata, sottile e slanciato e ha la cella campanaria con quattro finestre a tutto sesto con stipiti in pietra rossa. La copertura è in legno a quattro spioventi e doppia pendenza del tutto simile a quello della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo in Dermulo, il cui campanile fu alzato e completato nella stessa epoca in cui si presume sia stato costruito il nostro.
Il manto di copertura, sia della chiesa che del campanile, è in scandole di legno segate e trattate di recente costruzione.
La sequenza dei fori finestrati, uno dissimile dall'altro, danno l'idea della travagliata storia dell'edificio:
le due finestre di navata, a sesto acuto, di cui una murata probabilmente all'inizio di questo secolo; le due dell'abside, entrambe a tutto sesto all'interno, ma all'esterno, quella di sinistra, ha lo stipite rettangolare (forse perché vi era la sacrestia) e infine la finestrella della cappella laterale con arco a tutto sesto.
 


INTERNO


All'interno la chiesa presenta una sola navata, divisa a 

metà da un arco gemello di quello trionfale.

La volta è di tipo gotico con grosse nervature rotondeggianti decorate con colori vivaci nella tonalità del rosso che terminano in capitelli in pietra scolpita rappresentanti S. Lorenzo, S. Pietro e due mostri reggenti degli stemmi.

L'abside è pentagonale e presenta due particolari interessanti: sulla destra la porticina, invisibile all'esterno, che doveva dare o in una sacrestia o in un campanile, entrambi spariti senza lasciare traccia nè memoria. Sulla sinistra, durante la provinatura per la ricerca degli affreschi, si è trovato un arco, pure murato, che dava presumibilmente sulla sacrestia. In una mappa di fine 800 del catasto austriaco, infatti, è riportato un volume, a Nord, che si può ritenere fosse la sacrestia che si trova nominata in vari documenti, compreso il preventivo dei lavori di restauro del 1923 - 25. Sacrestia che deve essere stata demolita in occasione di quei lavori perchè non viene più menzionata nei documenti.
Il pavimento della navata e dell'abside è costituito da mattoni di cotto posti in opera durante il restauro del 1923. Tale pavimentazione, con la sua forza sia cromatica che di disegno (spina di pesce), rende pesante la percezione della prospettiva e svilisce l'eleganza dell'architettura interna.
Nel complesso l'interno della chiesa dà un'immagine piuttosto degradata e deludente e ciò viene accentuato anche dalle grandi macchie di umidità che si trovano un po’ su tutte le pareti reintonacate completamente nel 1923 e dalle quali appaiono sparse qua e là tracce di quello che in origine era un ciclo di affreschi dei maestri Baschenis de Averaria. 

foto05
pianta

FONDAZIONI


L'angolo sinistro della facciata è contraddistinto da un voluminoso contrafforte che sporge circa 30 cm sulla parete anteriore e 50 cm su quella laterale. Con tutta probabilità il suo gemello simmetrico fu demolito in occasione della costruzione del campanile nel XVIII secolo. In prossimità di questo contrafforte si notano delle vistose fessure passanti che mettono in evidenza l'esistenza di un consistente cedimento fondale che interessa tutta la zona dell'angolo Nord-Ovest della chiesa.
L'andamento delle fessure principali e di quelle indotte presenti sulla controfacciata confermano questa tesi. Da un esame accurato delle fessure si può notare che la loro formazione è assai recente (assenza di sporcizia all'interno, spaccature nette, briciole d'intonaco ancora presenti sui bordi).
Si può dedurne che la causa di tale dissesto e da ricondursi all'intervento di realizzazione della canaletta drenante eseguito nel 1982 il quale ha privato, se pur parzialmente, il grosso contrafforte delle sue fondazioni, causandone la rotazione verso l'esterno, l'abbassamento e la conseguente trama fessurativa meglio indicata nei disegni di progetto.
In altre zone, soprattutto sulla parete Nord, è possibile notare lesioni simili a quelle descritte se pur di minore intensità ma da imputarsi però alla stessa causa.
Per ovviare definitivamente a tale inconveniente si propone:
1- demolizione della canaletta drenante su tutto il lato Nord ed in parte sul lato Ovest;
2- scavo con la tecnica dei cantieri alterni ( larghezza massima 1,50 ml) e formazione di un dado di sottofondazione eseguito con pietra calcarea di varia pezzatura e malta di calce nelle dimensioni indicate in progetto;
      3- ripristino della canaletta drenante come l'attuale;
4- cucitura della fessure più evidenti mediante l'inserimento di n. 4 barre di acciaio diametro 32 con la tecnica della perforazione a sola rotazione ed iniezione di cemento.
 

CONSOLIDAMENTO DELLA MURATURA DI SOTTOTETTO


Tutto il perimetro della muratura di sottotetto è formato da pietre di tipo calcareo legate da malta di calce, il cui potere legante è venuto meno in molti punti causando la caduta di pietre o la sconnessione del muro stesso.
Osservando attentamente le murature si possono notare in diverse parti di essa l'affioramento di zone con intonaco affrescato testimoni dell'assenza della volta al tempo in cui furono eseguiti gli affreschi stessi.
L'esigenza di conservazione di questo interessante particolare, di importanza certamente più storico-architettonica che artistica, fa proporre l'intervento sulla muratura attraverso il parziale smontaggio della stessa (pietre movibili) ed il rimontaggio mediante malta di calce. Per le pietre che non saranno smontate si prevede il rinzaffo sempre con lo stesso tipo di malta. Per quanto riguarda le tracce di affresco da consolidare la tecnica di intervento sarà descritta diffusamente al punto E.

prospetto

RECUPERO FINESTRA ESISTENTE


Durante l'esecuzione di alcuni saggi per la ricerca degli affreschi, si è scoperto che nella parete Nord era presente un vuoto. Da un esame più accurato si è rilevata la presenza di una finestra a sesto acuto, uguale a quella della parete opposta, completa di stipiti in pietra e inferriata.
La muratura di tamponamento ha uno spessore di circa 8 centimetri ed è costituita da mattoni di cotto. L'osservazione della malta legante i mattoni, dei mattoni stessi nonchè dell'intonaco, rende evidente che la finestra è stata chiusa in tempi relativamente recenti. Nei documenti parrocchiali non si è trovata traccia dei motivi che hanno causato la chiusura del foro, nè sussistono motivazioni estetiche o statiche o legali per cui la finestra debba restare chiusa. Alla luce di queste considerazioni si propone senz'altro la demolizione dei tamponamenti e la messa in pristino della finestra. 

INTONACO ESTERNO


All'inizio della presente relazione è già stata fatta una importante considerazione

estetica sull'intonaco esterno eseguito durante i restauri del 1923.
A livello tecnologico si può dire che in seguito ad un accurata indagine si è potuto

constatare che la "patina" di sbriccio che caratterizza l'intonaco presenta problemi

sia di consistenza dello stesso che di aderenza allo strato sottostante.
Per quanto riguarda la consistenza si è verificato che la malta ha perso gran parte

dell'originale potere coesivo così che alla minima sollecitazione meccanica si ottiene

uno sfarinamento dell'intonaco. Inoltre sulle pareti esterne si notano ampie superfici

sollevate sia a causa dell'umidità di risalita, notevole prima della realizzazione della

canaletta, sia a causa delle scarse proprietà di adesione sull'intonaco sottostante

tipiche di questo tipo di patina.
In considerazione quindi dello scarso valore estetico di una intonacatura generale,

forse eseguita per motivi di grave degrado dello strato sottostante ma sempre in

maniera invasiva e non rispettosa degli elementi caratterizzanti la storia del muro,

ed in considerazione dei problemi di tipo meccanico dell'intonaco esistente, e cioè umidità nella parte bassa e sollevamenti diffusi nella parte alta, si propone la rimozione completa della patina a sbriccio su tutta la superficie della chiesa, la conseguente verifica di tutti gli elementi sottostanti (intonaci antichi, ganci murari, tracce di pittura, ecc. ) e la realizzazione di un intonaco di malta a calce e sabbia a grana fine di colore chiaro (sabbia di Cunevo) tirato a frattazzo di legno.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


INTONACO INTERNO


Come si nota in maniera evidente anche nelle fotografie, le infiltrazioni da umidità di risalita hanno provocato nell'intonaco interno un notevole stato di degrado caratterizzato da ampie zone di fatiscenza in una fascia tutt'intorno alla navata per un'altezza media di 1,50 - 2,00 mI. Tutto l'intonaco interno fu eseguito, durante il restauro del 1923, con la stessa povertà di qualità dei materiali evidente anche all'esterno.
La notevole presenza di sali cristallizzati soprattutto n

ella parte bassa rende necessario un intervento non solo superficiale, per cui si propone la demolizione di tutte le parti dell'intonaco eseguito nel 1923 e cioè l'intera superficie della navata ad eccezione della parte voltata.
In seguito verrà eseguita una dessalazione del muro mediante prodotti acidi poi lavati con acqua. L'intonaco nuovo sarà eseguito con malta calda di calce e sabbia fine tirato a cazzuola rovescia o frattazzo di legno e quindi imbiancato con più mani di latte di calce. In corrispondenza delle importanti tracce di affresco, durante tutta l'operazione, saranno prese tutte le precauzioni necessarie per la protezione (applicazione di carta giapponese, ecc.)


PAVIMENTO INTERNO

 

L'attuale pavimentazione in mattoni di cotto posti a spina di pesce fu eseguita probabilmente durante i lavori di sistemazione del 1923, anche se dai documenti contabili dell'epoca risulta preventivato un pavimento in "calcestruzzo ben lisciato" al posto del vecchio "ridotto inadoperabile".

Da alcuni sondaggi eseguiti rimuovendo i mattoni si è potuto constatare che essi poggiano su un piano in malta di calce e sassi appositamente predisposto e che al di sotto di quest'ultim

o non vi è traccia di primitive pavimentazioni.
Ora, siccome è nell'intenzione della parrocchia di Cunevo usare la chiesa per le funzioni minori anche nel periodo invernale, nasce l'esigenza della realizzazione di un impianto di riscaldamento a pavimento con la conseguente necessità di rimuovere l'attuale pavimentazione interna. Ciò può essere l'occasione per una approfondi ta. indagine archeologica di tutta la superficie e per prendere in considerazione la sostituzione del pavimento esistente con il più classico battuto di calce per il quale si richiede autorizzazione. 

foto27
prospetto1

LAVORI FALEGNAMERIA

 

PORTA PRINCIPALE
Il portone principale eseguito ex novo nel 1923 si presenta piuttosto degradato specie nella parte bassa ove si notano delle tavole marcescenti. Inoltre tutta la superficie, trattata con vernice, si presenta con bolle di sollevamento e polverizzazione della patina superficiale. Per il serramento si propone lo smontaggio, il trasporto in laboratorio, la sostituzione delle tavole deteriorate con uguali della stessa essenza, la spazzolatura di tutto il serramento, la sverniciatura ed il trattamento con mordente
 
PORTA LATERALE ABSIDE
La piccola porta che dava accesso ad una sacrestia o campanile abbisogna solamente di un lavoro di pulizia superficiale e di un trattamento contro gli insetti xilofagi.
 
SPERELLI FINESTRE
Gli sperelli delle finestre sono in legno di faggio con vetro al piombo trasparente. Presentano segni di sconnessione oppure mancano delle ferramenta di portata o di chiusura.
Per essi si prevede la riparazione, il trattamento con prodotti protettivi del legno e l'integrazione della ferramenta mancante eseguita sul modello dell'esistente. Per la finestra che sarà riaperta si prevede la costruzione di un nuovo sperello uguale a quelli esistenti.

RINFORZI CAPRIATE
Durante i lavori di rifacimento del tetto eseguiti nel 1977 furono utilizzate per il rinforzo mediano delle capriate delle travi vecchie e di scarsa qualità. Ora queste travi sono invase da insetti xilofagi e non assolvono più la funzione statica a cui sono proposte. Per esse è prevista la sostituzione con nuove travi in legno di larice.
 
ACCESSO AL CAMPANILE
Tutta la struttura di accesso al campanile, a seguito del degrado causato da infiltrazioni di acqua, è crollata ed ora risulta impossibile raggiungere la cella campanaria. Perciò si prevede la costruzione di robuste scale a pioli in legno fissate alla muratura tramite zanche in ferro. Fra una scala e l'altra sarà realizzato un pianetto in assoni di larice da cm 5 di spessore.
 
CASTELLO CAMPANE
L'incastellatura a supporto della campana appare piuttosto degradata e ciò a causa delle infiltrazioni di acqua e della mancata manutenzione. In previsione dell'uso futuro si prevede la riparazione attraverso la sostituzione dei travi deteriorati ed il riassestamento dell'intero castello mediante rinforzi metallici.
Sarà sostituito anche il ceppo della campana in previsione dell'applicazione di un motore elettrico.

STATO DI CONSERVAZIONE E PROPOSTA DI RESTAURO CONSERVATIVO DEGLI APPARATI LAPIDEI
(a cura del restauratore Dapunt Roberto)

 
PORTALE MAGGIORE
Stato di fatto. I materiali lapidei costituenti l'elemento architettonico in esame, sono il Bianco

ed il Rosso Pila, pietre calcaree estratte da una delle numerose cave esistenti nel Trentino

Occidentale.
Il portale presenta gli stipiti e l'architrave decorati a "punte di diamante". La decorazione è

interrotta alle sommità ed al centro da medaglioni circolari, semicircolari e quadrati, che

contengono dei fiori stilizzati ed altre punte di diamante. Due capitelli di stile classico

sorreggono l'architrave ed un fascione, in Rosso Pila, sul quale è incisa una scritta ed una

data: 1559. Il tutto è concluso da un piccolo tettuccio.
Il manufatto, tipico esempio dell'arte rinascimentale postclesiana, pare sia un elemento

architettonico reimpiegato e proveniente da un altro edificio, in quanto le due pile di sostegno

degli stipiti sembrano costituite da altro materiale e non pertinenti al contesto.
Gli apparati litoidi che costituiscono l'oggetto, si presentano in cattivo stato di conservazione.

In particolare la parte sommitale del portale è interessata da un consistente accumulo di

prodotti di solubilizzazione dell'intonaco soprastante operati da notevoli dilavamenti che

hanno favorito lo sviluppo e la crescita di ampie colonie di micro-macroflora.
A questo si è aggiunto il deposito di particellato atmosferico e carbonioso che si è condensato

in vistose "croste nere".
Sugli stipiti e sull'architrave, nonchè sui capitelli, sono rilevabili cospicue aree ricoperte di

microflora, mentre sull'intera superficie dell'oggetto in esame si può riscontrare un

trattamento superficiale eseguito in epoche recenti. Alcuni particolari architettonici sono

interessati da fenomeni di fessurazione e scagliazione del materiale litoide, che favoriscono

la perdita di abbondanti porzioni delle stesso.
Proposta di intervento:
Preconsolidamento: fissaggio dei particolari in fase di stacco o staccati con l'ausilio di resina

epossidica e se necessario con l'inserimento di microperni di ancoraggio in acoiaio AISI 316

Inox affogati nella resina stessa.
Pulitura: asportazione delle colonie di micro-macroflora con l'ausilio di un biocida denominato VANCIDE B51 oppure LIT03 e applicazione di impacchi di Pasta AB57 (bicarbonato di ammonio, EDTA) in polpa di carta onde asportare le croste nere provocate dall'accumulo di particellato atmosferico e carbonioso. Dessalazione: applicazione di impacchi di acqua distillata onde asportare tracce di sali solubili eventualmente solubilizzati durante l'operazione di pulitura.
Stuccatura: asportazione delle stillature di malta tra concio e concio che si presentano ammalorate o non compatibili con il materiale. Sigillatura delle fessure e delle fratture con un impasto di calce, polvere di marmo e Primal ac 33. Lo stucco verrà pigmentato con terre stabili all'ossidazione, fino al raggiungimento della colorazione del contesto. Le stuccature saranno messe in opera leggermente ribassate rispetto la superficie originale onde renderle riconoscibili quali rifacimenti.
Consolidamento: l'intera superficie del manufatto sarà esaminata e le aree maggiormente degradate verranno trattate con un prodotto consolidante in grado di apportare consistenza ed omogeneità al materiale alterato. Verranno usati prodotti reversibili e stabili ai raggi U.V., compatibili e traspiranti. Protezione: il portale, terminate le operazioni di pulitura e consolidamento verrà protetto con un film di sacrificio di natura idrorepellente.
 
ACQUASANTIERA
Stato di fatto. Il manufatto è costituito da un basamento quadrato di pietra calcarea rossa e da una colonnina in Bianco Pila che sostiene la vasca circolare. leggermente incassata nella muratura esterna del campanile. La parte sommitale della colonna presenta due fratture passanti che sono state provocate dall'ossidazione del perno di ancoraggio della vasca.
Due grossi frammenti lapidei staccati sono stati recuperati.
La vasca si presenta fessurata in più punti, mentre la superficie dell'intero manufatto appare ricoperta da un deposito di particellato atmosferico. Le stuccature dei conci sono inconsistenti.
Proposta di intervento.
Preconsolidamento: i particolari staccati verranno ancorati al materiale originale mediante l'inserimento di microperni in acciaio Inox AISI 316 affogati nella resina epossidica. Le fratture della vasca verranno sigillate con iniezioni di resina epossidica.
Pulitura: la superficie dell'elemento architettonico verrà trattata con impacchi di bicarbonato di ammonio in polpa di carta onde favorire l'asportazione dei depositi di particellato atmosferico.
Stuccatura: l'acquasantiera verrà completamente smontata al fine di sostituire i perni di natura metallica che ancorano i particolari. Infatti le zanche sono gravemente ossidate e quindi necessita la loro sostituzione con nuovi perni in acciaio Inox AISI 316 affogati in una malta a base di calce. Le fessure tra concio e concio verranno sigillate con un impasto a base di polvere di marmo, calce e Primal Ac 33.
Protezione: l'interno della vasca sarà trattato con un prodotto idrorepellente, mentre la superficie esterna dall'acquasantiera sarà ricoperta da una pellicola di cera microcristallina diluita in solvente a caldo.

PILASTRI DI SOSTEGNO DELL'ARCO TRIONFALE E DELL'ARCO CHE DIVIDE LA NAVATA
Stato di fatto. Gli elementi architettonici in esame sono costituiti da conci di pietra calcarea di diversa dimensione e forma.
La superficie di questi si presenta parzialmente ricoperta da vistose tracce di intonaco, mentre nelle parti inferiori degli archi, le stuccature tra concio e concio sono state eseguite in gesso in maniera grossolana ed in alcuni punti esse sono fortemente ammalorate ed inconsistenti.
Sulle superfici inferiori si riscontrano consistenti colature di cera ed evidenti macchie nere provocate dalla combustione di candele o prodotti oleosi (lampade ad olio).
Gli estradossi ed intradossi degli archi sono ricoperti da uno spessore abbastanza consistente di intonaco, frutto di una recente "manutenzione".
Proposta di intervento.
Pulitura: asportazione delle tracce d'intonaco e delle stuccature in gesso ammalorate. Impacchi di Pasta AB 57 in polpa di carta per togliere il deposito di particellato atmosferico. Impacchi di solvente per ammorbidire ed asportare le macchie oleose dei fumi delle candele e delle lampade a olio.
Stuccatura: sigillatura delle fessure tra concio e concio mediante un impasto di calce, polvere di marmo e Primal Ac 33, pigmentato con terre stabili all'ossidazione e leggermente sottotono e sottolivello rispetto la superficie originale. Protezione: stesura di un film di sacrificio costituito da cera microcristallina diluita in solvente a caldo.
 
QUATTRO MENSOLE FIGURATE REGGICOSTOLONE
Stato di fatto. Le mensole in esame sono addossate, a coppie, ai due archi a sesto acuto

che suddividono la navata. Presso l'arco trionfale, a sinistra, troviamo il busto di S. Lorenzo,

Santo a cui è intitolata la Chiesa e riconoscibile dalla graticola impugnata con la mano

destra e dal libro aperto sostenuto dalla mano sinistra.
Alla destra dell'arco, impugna le chiavi.
Addossati all'arco che suddivide la navata, vediamo a sinistra il busto di un essere umano

con le braccia e con le mani simili ad artigli e zampe di felino che sorreggono un blasone

senza arme; a destra, il busto di un essere simile al precedente che sostiene uno stemma

con una croce rossa in campo bianco.
I quattro particolari esaminati presentano la superficie parzialmente ricoperta di tracce di

policromia, stesa su una preparazione a calce.
Numerose colature di colore rilevabili sulla superficie, appartengono ad una maldestra

manutenzione effettuata sui costoloni in epoca recente, mentre a nostro avviso, sono

molto interessanti le tracce di policromia e di dorature con relative preparazioni originali,

rilevabili su alcune aree dei manufatti presi in esame.
Sulla prima mensola a sinistra, S. Lorenzo, sono evidenti le tracce di intonaco. La parte

sommitale dell'aureola presenta tracce di policromia, mentre sulla graticola è possibile

riconoscere il bolo d'Armenia, probabile preparazione per la doratura. Anche sulla mensola

a destra. S. Pietro, sono evidenti le tracce di intonaco. Particolarmente interessante la parte

centrale del busto dove si possono riconoscere abbondanti resti di preparazione a bolo e

tracce di doratura. In altri punti dell'altorilievo si notano coloriture che possono essere

considerate abbastanza antiche e forse appartenenti ad un'opera di manutenzione cui è

stato sottoposto l'interno in epoche posteriori. Riguardo alla mensola destra addossata

all'arco a sesto acuto al centro della navata il viso ed il braccio sinistro del mostro presentano

tracce di coloriture estese su preparazione. La croce rossa è dipinta su una preparazione

bianca. a calce. Anche in questo caso sulla superficie sono presenti vistose colature di colore appartenenti all'intervento di rifacimento delle decorazioni dei costoloni.
Proposta d'intervento.
Pulitura: asportazione delle tracce di intonaco mediante l'ausilio del bisturi. Localizzati impacchi di bicarbonato d'ammonio su fogli di carta assorbente onde asportare il deposito di particellato atmosferico.
Consolidamento: le tracce di coloriture, di preparazione e di dorature verranno fissate alla superficie litoide con l'ausilio di una stesura di Paraloid B72 in acetone.
Protezione: la superficie lapidea verrà trattata con una stesura di cera microcristallina diluita in solvente a caldo.
N.B. In questo caso si consiglia di eseguire delle analisi in grado di determinare la natura dei pigmenti, delle preparazioni e delle tracce di doratura affinché l'intervento di pulitura sia impostato nella corretta maniera, nonché; la scelta stessa dei prodotti consolidanti e protettivi. Tale indagine inoltre può essere di confronto con altri interventi effettuati in Trentino (vedi ad es. le lastre tombali della Parrocchiale di Pergine).
 
LASTRA TOMBALE
Stato di fatto. La lastra si trova nella parte destra della navata,in prossimità del campanile, e posizionata sul pavimento. Il particolare lapideo, di dimensioni abbastanza contenute e di forma rettangolare, è costituito in pietra rossa calcarea e presenta una semplice cornice entro cui è scolpita l'epigrafe. Esso appare in cattivo stato di conservazione dovuto in parte alla sua particolare posizione ed anche a causa della mancata manutenzione. Infatti la lastra presenta una frattura che la suddivide in due frammenti, mentre la parte inferiore sinistra è mancante. La frattura appare grossolanamente tamponata da una stuccatura a calce che attualmente denota una certa inconsistenza.
 Proposta d'intervento.
Smontaggio: la lastra dovrebbe essere asportata dal pavimento. Con tale operazione le fasi di riassemblaggio, di pulitura e di protezione verrebbero effettuate in maniera corretta. Assemblaggio: i due frammenti verranno saldati tra loro mediante l'au5ilio di perni in acciaio Inox AISI 316 a scomparsa ed affogati in resina epossidica.
Pulitura: applicazione di impacchi di Pasta AB 57 in polpa di carta per asportare il deposito di particellato.
Stuccatura: 5igillatura della frattura con un impasto di calce, polvere di marmo e Primal Ac 33 pigmentato con terre stabili all'ossidazione e steso sotto il livello della superficie originale.
Rimontaggio: la lastra verrà applicata in prossimità della sua attuale posizione ma ancorata alla muratura della navata.
Dei supporti in acciaio inseriti nel muro sosterranno la lastra che nel retro avrà un'intercapedine onde favorire il circolo dell'aria che così eviterà la formazione di umidità di condensa superficiale. Inoltre il particolare non avrà nessun contatto con la muratura ed il pavimento. Si eviteranno così ulteriori danni provocati dallo sfregamento e dall'umidità di risalita capillare.
Protezione: il particolare verrà trattato con una stesura di cera microcristallina diluita in solvente a caldo.
 

LASTRA TOMBALE FAMIGLIA JOB, CAPPELLA LATERALE
Stato di fatto. La lastra in esame è posizionata al livello del pavimento della piccola cappella. Nella parte superiore presenta l'epigrafe, mentre nella parte inferiore lo stemma nobiliare.
La superficie lapidea denota un'usura dovuta alla cattiva manutenzione cui è stata sottoposta, mentre su alcuni punti sono rilevabili tracce cospicue di intonaco. Alcune stillature di malta situate attorno alla lastra sono inconsistenti.
Proposta d'intervento.
Pulitura: asportazione delle tracce di intonaco. Applicazione di impacchi di bicarbonato d'ammonio in polpa di carta onde asportare il particellato atmosferico.
Stuccatura: sigillatura delle fessurazioni e delle connessure tra concio e concio mediante un impasto di polvere di marmo, calce e Primal Ac 33 pigmentato leggermente sottotono e sottolivello rispetto lo. superficie originale.
Protezione: stesura di cera microcristallina diluita in solvente a caldo.
 
PORTALINO SAGRESTIA
Stato di fatto. Il portalino si trova sulla destra del presbiterio. Sulla parte 50mmitale degli stipiti presenta due rozze testine di angeli. Tracce di coloriture sono presenti su gran parte delle cornici dell'architrave e degli stipiti, mentre ampie zone della superficie appaiono trattate con una scialbatura a calce, sopra la quale a volte è possibile riconoscere una coloritura rosata.
Proposta d'intervento.
Pulitura: asportazione delle tracce d'intonaco mediante l'ausilio del bisturi e di localizzati impacchi di carbonato d'ammonio. Applicazione di bicarbonato d'ammonio su fogli di carta assorbente per togliere il deposito di particellato.
Stuccatura: sigillatura delle fessure tra concio e concio con un impasto di calce e polvere di marmo legata con Primal Ac 33 pigmentato con terre stabili all'ossidazione, sottotono e sottolivello rispetto lo. superficie originale.
Consolidamento: eventuale fissaggio delle cromie originali mediante la stesura di Primal Ac 33 oppure di Paraloid B71 in acetone.
Protezione: stesura di un film di sacrificio costituito da cera microcristallina diluita in solvente a caldo.
 
CONCLUSIONI
La chiesetta di S. Lorenzo in Cunevo, di stile gotico, riedificata nel XV sec., rappresenta un significativo esempio di questo stile.
Gli elementi architettonici presenti all'esterno ed all'interno rivestono una particolare importanza nel contesto artistico della Valle di Non.
In tal senso il portale maggiore riconducibile al periodo rinascimentale post-clesiano, il portalino della sacrestia con le sue figure di angeli poste alla sommità degli stipiti, le arcaiche figure a mezzobusto che sorreggono i costoloni sono testimoni di una tradizione e di una cultura che da molti secoli è presente nella zona.
Ma in particolar modo sono molto importanti le tracce di policromia e dorature presenti su alcuni particolari che fanno pensare ad una ricercatezza ed un desiderio di valorizzare maggiormente gli ideali della fede e del luogo sacro. A questo scopo il restauro di questi apparati dovrebbe mettere in evidenza questa esigenza ponendo in luce quelle poche tracce ancora esistenti. Pertanto, onde impostare un corretto intervento di recupero, si rende necessario approntare un tipo di indagine chimico fisica in grado di determinare la natura delle policromie presenti.
Inoltre un’analisi mirata fornirebbe utili indicazioni per la scelta delle varie fasi dell'intervento, come pure l'individuazione del prodotto consolidante ed idrofobizzante più compatibile con il materiale da trattare. 

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RESTAURO DELLA TRACCE DI AFFRESCO (a cura del restauratore Carlo Emer per la E.P.F.)
 

Le indagini eseguite sulle pareti interne della chiesa di S. Lorenzo a Cunevo hanno il duplice

scopo di evidenziare la stratigrafia degli intonaci e di identificare eventuali particolari

architettonici occultati da modifiche strutturali. L'intonaco, costituito da un arriccio

grossolano, è ricoperta da uno strato di malte moderne, stese in modo non omogeneo che

varia da uno spessore minimo di 10 mm a spessori maggiori in prossimità dei risarcimenti.
Dall'indagine non è emersa nessuna traccia di decorazioni oltre ai pochi frammenti di affresco

già in luce e citati da Silvia Vernaccini, nel libro " Baschenis de Averaria , pittori itineranti nel

Trentino", come attribuiti a Giovanni Baschenis e datati 1490. I lacerti di affresco superstiti si

sono salvati in conseguenza dell'addossamento alle pareti dei pilastri reggenti le imposte

dell'avvolto.
Una delle cause che ha contribuito alla perdita quasi totale della decorazione è senz'altro da

attribuire all'umidità presente nelle murature (prima del drenaggio esterno) e dovuta a risalita

capillare. Sono tuttora visibili anche sulle malte moderne le gore provocate dall'umidità,

presenti ad un altezza di 1 metro/ 1 metro e mezzo, in modo particolare sulle pareti della

navata. Per quanto concerne la decorazione presente sui costoloni, imitante in modo piuttosto

grossolano e sommario motivi tipici di altre chiese della stessa epoca, è un rifacimento di inizio

secolo. Le indagini eseguite sui costoloni evidenziano uno strato di scialbo quale supporto

della decorazione.
Al di sotto di tale strato, nella maggior parte dei sondaggi, si è riscontrata la presenza di un

intonaco moderno a granulometria fine ed omogenea. Solo dai tasselli eseguiti sulla parte

bassa dei quattro costoloni situati dietro l'altare e su uno presente nella cappella di destra,

è stata riscontrata la decorazione originale. Non è stata accertata l'estensione della

decorazione. Sul costolone nella cappella si riscontra la presenza di un unico frammento.
Dalle indagini eseguite sulla parete sinistra, nell'abside si è riscontrata la presenza di un arco

o di una nicchia, mentre nella navata è stata individuata una finestra uguale a quella presente sulla parete opposta, munita di inferriata.
Per quanto concerne i frammenti di affresco attribuiti a Giovanni Baschenis si consiglia un intervento di protezione e di restauro tecnico in modo da garantirne la salvaguardia.
A riguardo dei frammenti emergenti dai peducci reggenti l'avvolto, nel caso sia possibile tecnicamente, si propone un ampliamento e una regolarizzazione del taglio già esistente in modo da migliorare la lettura sia del lacerto affrescato che delle modifiche subite dall'edificio attraverso i secoli.
Le dimensioni ridotte della decorazione originale presente ancora sui costoloni, a differenza dei rifacimento novecenteschi, sconsigliano la rimozione di questi ultimi. Si propone pertanto la messa in luce di uno o due frammenti per documentarne l'esistenza. La decorazione novecentesca necessita di un intervento di fissaggio a causa dello stato di avanzata pulverulenza della pellicola pittorica.
In riferimento agli intonaci, si consiglia l'asportazione delle malte moderne e la rimozione completa delle zone basse delle pareti. In questo modo si eliminano gli intonaci ormai completamente decoesionati e macchiati dall'azione di sali e nitrati apportati con l'umidità di risalita capillare. Si propone la sostituzione con intonaci a calce e additivi che garantiscano la traspirazione (del tipo Putz 3000). 

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IMPIANTI

 

RISCALDAMENTO

Come già accennato in precedenza, è nella volontà della parrocchia di Cunevo e della

popolazione, di usare la chiesa per funzioni minori durante tutto l'arco dell'anno.
L'esigenza di riscaldare l'edificio ci pone immediatamente di fronte al problema della

compatibilità degli impianti tecnologici con i fabbricati storici.
In particolare nelle chiese l'impianto di riscaldamento ha sempre provocato una serie di

problemi che vanno dall'ubicazione della centrale termica, agli elementi scaldanti, ai danni

provocati alle opere d'arte dalle veloci convezioni d'aria e particellato messo in moto dai

convettori. L'avvento degli impianti a pavimento ha ovviato al problema delle convezioni

ma non prescinde dalla presenza della centrale termica. Per la chiesa di S. Lorenzo si è

pensato di porre quest'ultima nel vicino edificio comunale per i Vigili del fuoco e trasportare

l'acqua calda necessaria alla chiesa attraverso dei tubi interrati per teleriscaldamento.

Il metodo di radiazione sarà eseguito mediante serpentina in plastica posta su un sottofondo

isolante in polistirolo poggiante su una caldana dello spessore di circa 10 cm, Il soprastante

battuto di calce potrà senz'altro essere eseguito come copertura della serpentina.

L'impianto sarà eseguito su tutta la superficie attualmente pavimentata a mattoni e cioè in

tutta la chiesa ad eccezione della cappella laterale e del vano campanile.
 


IMPIANTO ELETTRICO

La chiesa attualmente non dispone di impianto elettrico di illuminazione. I lavori sul pavimento suggeriscono la posa di tubazioni al di sotto dello stesso con derivazioni del tipo a "presa servita" per la collocazione di corpi illuminanti mobili poggianti sul terreno.
Si prevede inoltre la possibilità di collocare dei fari alogeni sulla sommità della volta passando con i cavi al di sopra della stessa. I quadri di comando per l'impianto elettrico, di riscaldamento e di gestione del suono delle campane saranno collocati all'interno del vano campanile.

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