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Mulino Ruatti - Pracorno di Rabbi

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Restauro e recupero del Mulino Ruatti in Pracorno di Rabbi


Le principali problematiche  legate al restauro di questo edificio si sono concentrate soprattutto nel reperimento di tecniche di conservazione di elementi  per così dire “ordinari”, che nella cultura edile corrente vengono di solito eliminati e sostituiti dalle ormai  tristemente conosciute “tecniche analoghe”.  Quindi l’esigenza d’individuare nuove tecnologie conservative non necessariamente approfondite come quelle usate nel restauro di edifici di grande interesse culturale ma che nello stesso momento consentano una reintegrazione dell’immagine storicamente aderente,  esteticamente accettabile ed economicamente affrontabile affinché il restauro del mulino non rimanga opera fine a se stessa in quanto esperimento pubblico inapplicabile ma divenga  momento generante di un tassello necessario per la  formazione di una cultura del restauro delle architetture minori quantomai urgente.

PRINCIPIO GENERALE


Le macchine ad acqua da noi conosciute, ed in particolare mulini e fucine,  risalgono senz’altro all’epoca romana. Il loro sistema di funzionamento, spiegato chiaramente da Vitruvio, ha attraversato i secoli senza subire modificazioni sostanziali giungendo fino a noi praticamente intatto. Il mulino vitruviano si ritrova praticamente identico in tutta Europa in qualsiasi direzione si decida di percorrerla: dalla Spagna ai Balcani, dalla Sicilia alla Scandinavia il meccanismo è sostanzialmente lo stesso anche se la forza che lo muove non è l’acqua ma l’aria come nel caso dei mulini a vento dell’Olanda o dell’Ungheria. L’importanza di questa macchina è stata quindi fondamentale in molte, diverse e remote economie per decine di secoli. Nella memoria di molti è ancora vivo e presente il ricordo di quando queste macchine funzionavano e svolgevano un ruolo importante soprattutto fra le popolazioni di montagna. La presenza dei mulini sul territorio era simbolo di benessere e ricchezza. L’avvento del motore elettrico dopo la seconda guerra mondiale permise di  collocare i mulini in più comode sedi che non lungo i torrenti, in luoghi spesso inospitali e freddi, segnando però, purtroppo e per sempre, il destino delle macchine ad acqua e dell’arte molitoria popolare.
Pochi anni di abbandono e di spoliazioni sono bastati a far scomparire centinaia di opifici con le loro macchine ricche di tradizioni e  meccanismi  perfettamente funzionanti  dai particolari levigati da secoli e secoli di continuo collaudo.
Oggi, nel tentativo di fissare il ricordo di mulini,  fucine e segherie raccogliamo nei musei mute ruote, macine, magli e attrezzi dimenticando che il vero valore di questi oggetti sta nell’essere funzionanti all’interno della loro complessità. Il rumore ritmico ed il cigolio dei meccanismi in legno, lo scroscio dell’acqua sulle pale, la polvere di farina che copre ogni cosa, il profumo dei cereali macinati,  le vibrazioni prodotte dalle grosse macine che ruotano devono  senz’altro far parte della memoria così come qualsiasi altro reperto che può essere esposto nella sala di un museo.
Ricomporre un mulino ad acqua è quindi un’operazione di alto valore etnografico che

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restituisce, sia pur al solo livello museale, una realtà scomparsa nello stesso luogo in cui essa è esistita e dà ad essa la possibilità di funzionare rendendo al visitatore la stessa sensazione percepita dai fruitori di un tempo. Da questa analisi dall’apparenza romantica possiamo senz’altro dedurre però che solo l’opera di ricomposizione in loco può definirsi completa  in quanto solo essa risponde positivamente all’istanza di tutti e cinque i sensi fondamentali dell’umano vivere. Al fine della completezza dell’esito quindi, nel progetto, oltre che della correttezza del restauro o/e del ripristino della complessità in se stessa si dovrà tenere in buon conto la possibilità di produrre rumori, odori ed altre sensazioni non meno importanti.

PRINCIPIO PROGETTUALE
 

Il piccolo complesso del mulino Ruatti per la sua particolare posizione proprio all’inizio della vallata raduna in sé una serie di potenzialità che aggiungono al suo notevole valore documentale un “valore di posizione” e cioè quello di porta di Rabbi e porta del Parco.
Il notevole valore etnografico dell’edificio principale, in cui oltre alle macchine ad acqua sono presenti gli ambienti di abitazione e di lavoro agricolo, rende questo luogo importante come punto di ingresso alla comunità montana nel quale ci si prepara e si assumono quelle notizie utili a capire la realtà del luogo che di seguito s’andrà a visitare.
Il principio informativo del presente progetto, basato essenzialmente sul “recupero “ integrale della realtà mulino, si è altresì ispirato alla realtà complessiva dell’insieme edifici- terreni- mulino come elementi formanti una unità economica elementare ed autosufficiente tipica del mondo agricolo di un tempo.
Ogni tessera del mosaico di elementi formanti l’unità è chiaramente

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percettibile e trova il proprio ruolo nella formazione del delicato equilibrio su cui si basava la realtà socio-economica della valle di Rabbi.
Un secondo importante elemento di principio è quello che ha permesso di evidenziare il carattere di tutti gli elementi costitutivi evitando quindi, nei limiti del possibile, le operazioni di ripristino e favorendo manutenzione e conservazione anche di rifacimenti e aggiunte privilegiando in tal modo la lettura dell’evoluzione nel tempo di ogni singolo elemento.

NOTE SUL METODO DI PROGETTO
 

L’esercizio scientifico del restauro comporta l’applicazione e la verifica, da parte del progettista,  delle capacità di indagine storica e di una acquisita conoscenza critica e teorica dei problemi di tutela e conservazione dei beni architettonici; essa implica lo studio del monumento con gli strumenti della storia artistica e architettonica, dell’analisi approfondita della sua consistenza fisica.
Ne conseguono, da un lato, l’importanza delle cognizioni generali di storia dell’architettura oltre alla capacità di approfondirle e specificarle con l’apporto di nuove ricerche, osservazioni dirette e letture, in stretto riferimento al caso in esame; dall’altro il valore che così vengono ad assumere, a sussidio e completamento di quanto sopra detto, il disegno ed il rilievo quali strumenti insostituibili di conoscenza.
“Rilevare un monumento in modo completo e scientifico è come rintracciare in un immaginario archivio un’importante e spesso risolutivo documento riguardante specificatamente la costruzione o il complesso oggetto di studio. Il rilievo scientifico, da questo particolare punto di vista, è quindi una tecnica sofisticata capace di far affiorare da una compagine muraria spesso illeggibile a prima vista, una eccezionale specie di documenti, tutti di garantita autenticità”.
Molti fra i più importanti autori sul restauro si sono espressi sull’importanza del rilievo e su quanto esso sia inscindibilmente legato alla qualità dell’esito finale dell’opera; inoltre su quanto sia importante che chi progetta e dirige i lavori sia anche chi ha effettuato di mano propria il rilievo.
Nell’approccio al progetto di restauro del mulino Ruatti si è data grande importanza alla fase di rilievo rappresentando accuratamente l’intero manufatto a diverse scale a seconda dell’esigenza di dettaglio che ogni singola parte d’opera richiedeva. 

Dapprima si è effettuato il rilievo metrico attraverso l’uso di sistemi tradizionali (longimetri fisici, disto laser, stazione totale), cui è seguita la stesura dei disegni di base sui quali si è impostato tutto quello che viene chiamato comunemente “rilievo critico” ossia la rappresentazione grafica di tutti quegli elementi che contribuiscono a capire la natura del manufatto, la storia, l’evoluzione,                l’individuazione del degrado, delle cause di esso e quindi degli interventi progettuali da effettuarsi.

Particolarmente affascinante è stata l’analisi delle macchine ad acqua per la cui rappresentazione sono occorsi molti giorni di ricerche dato il loro pessimo stato di conservazione e la notevole quantità di elementi che le compongono. 

Per l’interno dell’edificio principale l’analisi è stata effettuata attraverso una scheda, per ognuno dei sedici locali, divisa in sei parti (le quattro pareti più il soffitto ed il pavimento) sulla quale, in scala 1:20, si sono potuti rappresentare con grande dettaglio, oltre alle dimensioni, anche la natura delle superfici e tutti i  problemi di degrado. In sede di progetto la schedatura ha permesso di rappresentare gli interventi proposti con estrema chiarezza e completezza consentendo facilmente anche la valutazione economica preventiva. Di conseguenza in sede di cantiere si sono semplificati di molto sia le comunicazioni con i singoli operatori ed artigiani nonché le operazioni di contabilità dei lavori.                                  

 

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MACCHINE AD ACQUA E CONDOTTA IDRICA
 

E’ la parte più importante di tutto il complesso collocata sia all’esterno si a all’interno del pianoterra dell’edificio principale. Si è eseguita la manutenzione ed il ripristino delle varie macchine usate per la macinazione e la lavorazione delle granaglie, la sistemazione ed il parziale rifacimento del sistema di adduzione idraulica e dello scarico, il ripristino integrale delle macchine esterne (ruote, canali, ecc.)
Le numerose modifiche apportate nel tempo all’impianto molitorio ne hanno alterato l’originale composizione così che al suo interno, al posto di una macina in pietra, abbiamo trovato degli elementi per così dire “moderni”, quali una macina a rulli di fabbricazione tedesca di inizio 900 ed un generatore di corrente elettrica funzionanti con l’energia idraulica.
Queste nuove macchine fanno però ormai parte della storia del mulino perciò sono state conservate e messe in funzione quale testimonianza del tentativo di adeguarsi all’avvento della “modernità” da parte di questi piccoli impianti il cui destino era però ormai  segnato.
La sala della macine è molto complessa e l’intervento su di essa ha costituito un capitolo importante della progettazione e della realizzazione il cui grado di esecutività è stato ai massimi livelli a causa anche delle ridotte conoscenze nel campo.
Ogni macchina è stata ricomposta graficamente sulla base sia degli elementi presenti o delle loro tracce sia sulla base della poca bibliografia attendibile sull’argomento. Il lavoro ha permesso di individuare tutti i meccanismi componenti la macchina, i materiali con cui erano fatti, le essenze lignee ed infine i nomi delle singole parti.
L’esecuzione ha richiesto particolare impegno da parte di maestranze specializzate che hanno affrontato il lavoro con metodo di restauro, conservando tutto il possibile tenendo conto anche dei notevoli sforzi che la macchina deve sopportare durante il funzionamento. Le parti non soggette ad azione meccanica molto ammalorate sono state per quanto possibile consolidate mediante l’ausilio di resine sintetiche e Paraloid B72 conservando così l’originale e la sua “patina del tempo” mentre per le parti nuove si sono utilizzate, le essenze lignee originarie e quasi tutta la vecchia ferramenta.
La messa in funzione del mulino ha richiesto la sistemazione e il rifacimento delle opere di captazione di adduzione idrica ( sono necessari 80 litri di acqua al secondo che vengono derivati dal torrente Rabbies circa 300 metri a monte dell’edificio) Delle opere esistenti si è recuperato solo il vecchio adduttore costituito da un canale sotterraneo con pareti in pietrame a secco e coperto da lastroni in pietra locale. A seguito di una piena del torrente, infatti, la vecchia opera di presa è scomparsa e il primo tratto della tubazione è stato pesantemente danneggiato. Il canale è stato quindi scoperchiato, le murature consolidate ed al suo interno si è posto in opera un tubo in PVC del diametro di 350 mm. Le lastre di

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copertura sono state rimesse al loro posto ed il tutto rinterrato. Con questo sistema si ha un a condotta moderna, una adeguata protezione del vecchio manufatto e la reversibilità dell’opera. Per la captazione dell’acqua è stata eseguita una nuova opera di presa  di presa laterale in sinistra orografica del Rabbies, dimensionata per una captazione di 80 l/s, così come indicato nella concessione di derivazione idraulica.
Tale opera è stata realizzata garantendo il minor impatto possibile sia dal punto di vista estetico, sia da quello ambientale. A tale scopo si è realizzato un paramento in pietrame faccia a vista e l’opera di derivazione è stata mascherata il più possibile. La griglia di captazione e non si estende su tutta la larghezza del torrente, ma solo su una parte della sezione trasversale. La continuità dell’alveo e dell’ecosistema fluviale è garantita per la restante parte.da una scala di monta.
A difesa dei manufatti dalla forza del torrente lungo l’argine sinistro  si è realizzata anche una grande scogliera in massi.

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MUSEO ABITAZIONE
 

La terza parte del progetto è consistita nella serie di operazioni di recupero dei locali di abitazione e di servizio attigui al mulino ma non necessari al suo funzionamento. In essi dimoravano le persone che, oltre a fare i mugnai, coltivavano la terra ed allevavano bestiame. Sono presenti quindi stalle, cantine, magazzini oltre che cucina, camere, servizi e soffitte.
Attraverso operazioni di manutenzione e ripristino, tutti questi locali sono stati recuperati per farne 

un percorso museale dal forte carattere etnografico. In fase progettuale, come gia detto, i locali sono stati analizzati uno per uno attraverso una  schedatura sulla quale sono stati indicati tutti gli elementi di degrado e gli interventi da eseguire.
Il risultato è una restituzione di tutti gli ambienti restaurati che si offrono come testimonianza di sé stessi creando inoltre uno spazio espositivo utilizzato per l’approfondimento degli studi demoetnoantropologici locali.

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CONSOLIDAMENTI STATICI

 

Molti anni di abbandono hanno consentito alle cause più comuni di degrado di agire soprattutto sulla copertura e sugli orizzontamenti lignei che erano i più degradati.
Anche le murature portanti presentavano in alcuni punti delle lesioni bisognose d’ intervento.
I principali punti di degrado sono stati individuati sul lato Ovest ove, a causa di un crollo di tegole della copertura, le infiltrazioni di acqua hanno provocato seri danni sia alla muratura sia al solaio che in punto era addirittura crollato.  Sempre sul lato Ovest era presente un cedimento fondale dello spigolo dell’edificio.
Il rilassamento delle murature era comunque diffuso in forma minimale anche a gran parte della zona contro terra, a causa principalmente della grande umidità presente nel terreno, originata in parte da una sorgente ed in parte dagli scarichi di una stalla vicina non convogliati in adeguate tubazioni.
Una  ulteriore causa di umidità è generata dall’apporto di acqua necessaria al funzionamento del mulino la quale lambisce tutto il lato Sud dell’edificio.
Il degrado dei solai, oltre al punto già accennato, era causato anche dalla notevole attività degli insetti xilofagi che in questo ambiente umido trovano il loro habitat preferito. Gli orizzontamenti erano molto degradati soprattutto nel tavolame di calpestio che risultava fatiscente nella quasi totalità, mentre le travi, pur lesionate erano ancora in discreto stato di conservazione pur non garantendo le portate minime per  l’accesso al pubblico.
I solai in maltapaglia erano anch’essi molto degradati e fatiscenti nella zona dove l’acqua era penetrata dal tetto, mentre le restanti parti erano sufficientemente conservate.
La copertura, caratterizzata da molteplici rifacimenti e aggiunte, presentava un grave stato di degrado soprattutto nella media e piccola orditura la quale era da considerarsi pericolante. La grossa orditura, dopo una accurata analisi, è risultata recuperabile per la sua gran parte.
Si sono quindi eseguite le seguenti opere:
-         consolidamento fondale dell’angolo Sud – Ovest dell’edificio principale
-         La causa del degrado era nel dilavamento e nell’erosione del terreno sottostante

l’edificio operati dal notevole afflusso d’acqua proveniente dal canale adduttore i quali

hanno asportato una parte considerevole della fondazione provocando un vistoso

cedimento terminale. Sulla muratura erano visibili delle spie in vetro presenti da

parecchio tempo alcune delle quali risultavano fratturate anche se con lembi

coincidenti il che stava ad indicare che il dissesto non era in atto ed il sistema aveva

ritrovato un suo equilibrio.  In considerazione delle cause che hanno determinato il

fenomeno le quali si riproporranno anche dopo il restauro durante l’uso del canale

adduttore è stato eseguito un intervento di sottofondazione mediante la formazione

di un dado fondale in cls eseguito in occasione della realizzazione della canaletta

drenante che circonda tutta la parte di edificio contro terra.  Tale opera è stata

eseguita con il metodo dei cantieri alterni aventi lunghezza non superiore a un metro

e mezzo.   
-         drenaggio completo di tutte le murature controterra attraverso la realizzazione di una canaletta drenante in cls, chiusa superiormente da una soletta sopra la quale si è eseguita una pavimentazione in selciato. Il fondo della canaletta è costituito dal dado di sottofondazione dell’edificio che in tal modo è stato realizzato solo dall’esterno senza danneggiare l’interno; la canaletta è stata realizzata con il metodo dei cantieri alterni di lunghezza massima di due metri ed è costituita da un muro in cls posto all’esterno con funzione di sostegno del terreno mentre sul lato interno si è eseguito una vera e propria costruzione generale della muratura mediante l’uso di pietre legate da malta di calce. Quest’opera è stata particolarmente laboriosa in quanto la muratura  nord del piano terra era costituita da un semplice paramento di piccolo spessore edificato direttamente contro lo scavo peraltro ricco di pietrame. Solamente alla quota di spiccato la muratura diveniva di spessore normale  e ciò ha ingannato anche i rilevatori che di solito misurano lo spessore delle murature nei fori finestrati che nel nostro caso erano fuori terra.
-         La copertina è stata dotata di una caditoia in ghisa ogni due metri con funzione di aerazione della muratura e di scolo delle acque di superficie. Durante i lavori di scavo per la realizzazione del manufatto si sperava di intercettare una sorgente di acqua ferruginosa per convogliarla nella fontana all’interno del mulino attraverso la vecchia tubazione. Purtroppo la quota della sorgente era troppo bassa per cui si è dovuto rinunciare.      

 

-         ricostruzione delle zone di solaio in maltapaglia parzialmente crollato a causa

delle infiltrazioni e consolidamento delle zone danneggiate. La ricostruzione si è

effettuata  in analogia tecnologica e strettamente limitata alle zone in cui essa

necessita. La tecnica di esecuzione ha consistito nel taglio delle parti marcescenti

delle travature e 
Particolare estradosso ed intradosso solaio integrato

-         nell’inserimento di spezzoni di trave di egual sezione resi solidali al vecchi

tramite l’inserimento di barre in acciaio “annegate” nella resina epossidica.

In questo modo si è evitato di demolire tutto il solaio e di conseguenza le parti di

intonaco ancora in buono stato, le tramezze ecc. Tale tecnica consente di riparare

vecchi solai introducendo le travi solo ove necessario anche nella posizione ove il

momento flettente è massimo. Nell’intradosso si è eseguita l’intonacatura su paglia

fissata a listelli di legno.
 -         Consolidamento delle murature incoerenti  del pianoterra attraverso l’iniezione diffusa di miscela a base di calce ed inerte finissimo Questa operazione ha il duplice scopo di consolidare le murature dal punto di vista meccanico ripristinando il legante e di preparare la muratura per accogliere le resine formanti la barriera chimica contro l’umidità di risalita. L’operazione di consolidamento tramite iniezione è avvenuta iniettando fino a rifiuto tramite pompa,  in fori di piccolo diametro, una miscela semiliquida di calce acqua e sabbia. La zona interessata dall’intervento è stata tutta quella parte di muratura attualmente contro terra dei lati est ed ovest mentre per il lato nord si è operato come descritto in precedenza.
-         Formazione di barriera chimica contro l’umidità  di risalita  costituita da iniezioni su tutto il perimetro dell’edificio di resine a base di polisilossani.

 

-         consolidamento dei solai in  maltapaglia  Il progetto prevedeva un’unica tecnica di consolidamento degli orizzontamenti in legno mentra nel cantiere in ogni locale si sono applicate tecniche diverse. Nella stube di primo piano una volta smontato il pavimento in legno si è potuto constatare che le travi erano in buono stato di conservazione così come l’intonaco dell’estradosso per cui si è consolidato attraverso la formazione di un tavolato continuo in legno d’abete da cm 3  inchiodato direttamente alla struttura. Successivamente si è proceduto alla posa del vecchio pavimento restaurato. Il solaio del soffitto della stessa stanza era invece molto inflesso (circa 20 cm su 6 metri). Lo smontaggio dei travi si è presentato subito problematico e distruttivo e si è quindi optato per la riduzione della freccia attraverso una putrella in acciaio posta a mo’ di rompitratta sull’estradosso del solaio stesso (in soffitta)  alla quale si sono fissati dei connettori filettati  (uno per ogni travetto del solaio) .Agendo poi sui bulloni dei connettori si è riusciti a ridurre la freccia a pochissimi cm senza danneggiare l’intonaco dell’intradosso. Inserire foto putrella con tiranti

-         ristrutturazione totale della copertura mediante la completa sostituzione della piccola

e media orditura e parziale recupero della grossa. Il manto di copertura è in scandole di larice

così come ricordato da alcune testimonianze dirette e come è tradizione della vallata.

La ristrutturazione del tetto è avvenuta conservando praticamente tutta la grossa orditura

in larice sostituendo solamente quattro canteri e ovviamente tutta la piccola orditura.  

Anche in questo caso è evidente come il progetto di restauro si compia durante l’esecuzione

dell’opera. La previsione infatti era quella di eseguire la coibentazione del sottotetto creando

un doppio tavolato orizzontale in luogo di un assito, a quota delle catene delle capriate,

che in passato serviva a seccare il fieno. Tutta questa opera avrebbe però impedito la vista 

della struttura del tetto che è stata pressoché completamente conservata e che suscita un

certo interesse per la bella tecnica di costruzione. La decisione quindi di eliminare l’ultimo

orizzontamento ed il conseguente problema della coibentazione termica la quale è stata

risolta chiudendo con vetri  tutte le fessure fra le banchine ed i travi correnti ed integrando

l’impianto di riscaldamento a pavimento con un generatore di aria calda.

-         consolidamento del primo solaio stanza n 12 mediante l’inserimento sul lato inferiore

delle travi in legno,  di una rompitratta costituita da una putrella in ferro tipo HEA 200 

parzialmente inserita nella muratura agli estremi e sostenuta da un pilastrino di sezione

circolare , sempre in ferro Ø 153 mm, posto a lato della scala. Tutte le parti in ferro saranno

verniciate in grigio scuro tipo ferromicaceo .

-         consolidamento del secondo solaio stanza  n 16 mediante la sovrapposizione di una

struttura metallica sostituita da putrelle tipo HEB  140 mm inserite nella muratura su un lato

mentre sull’altro poggiano su una trave portante costituita da una putrella tipo HEA 180 .

Ad ognuna delle putrelle da 140 si sono fissati dei perni in acciaio ancorati alle travi in legno

esistenti tramite resine epossidiche in ragione di 3 –4 perni per metro lineare. Alle putrelle

si è sovrapposto un filetto di livellamento in legno quindi un assito in larice da 40 mm di

spessore sopra al quale è collocato il pacchetto di riscaldamento ed il pavimento.

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RESTAURO SUPERFICI MURARIE
 

L’approccio alle superfici murarie sia in sede progettuale sia in opera è stato piuttosto complesso ed articolato. Nel progetto le superfici sono state studiate in maniera dettagliata redigendo una scheda per gli esterni ed una scheda per ciascun locale in cui si analizzava il degrado e si proponevano degli interventi mirati ad ogni singolo caso le quali sono consultabili nella relazione allegata al progetto esecutivo.
In questa sede ci limiteremo ad elencare solo quegli interventi che hanno interessato la maggior parte dell’edificio. Preme dire che trattandosi di un edificio rurale tutti gli intonaci erano di scarso pregio, eseguiti con tecniche molto comuni ed in linea di massima molto degradati per cui all’uso costose tecniche di restauro si è preferito, come 

già accennato in precedenza, mettere a punto delle soluzioni che tenessero conto anche dell’istanza economica.
La gran parte delle superfici che in origine erano tinteggiate a calce bianca o colorata sono state riproposte, previo il risanamento dei fondi, con l’applicazione  di un intonaco per finitura liscia in polvere a base di calce idraulica bianca stesa a spatola ed in seguito spugnata. L’effetto ottenuto è quello di una parete tinteggiata molte volte. A seconda delle esigenze si sono eseguite delle variazioni cromatiche attraverso spugnature con tinte diverse ottenendo effetti sorprendenti. La stessa tecnica è stata applicata anche all’esterno sulla parete sud-ovest del mulino sulla quale sono stati riproposti i finti conci e restaurata l’immagine votiva ad affresco di ignoto pittore del primo ottocento.
La tecnica della spugnatura con pigmenti colorati è stata positivamente sperimentata anche sulle pareti Nord ed Est, il cui intonaco è stato integrato con malte di calce in molti punti, e quindi “velato” sull’intera superficie con una tinta grigio scura che ha consentito di dare sia unità cromatica fra le  superfici rabberciate e quelle originali sia un gradevole effetto antico.
Parte dalla facciata Ovest e quella Sud è stata riproposta nell’originale tinta rosa attraverso l’uso di tinte a base di silicato adatte allo scopo in quanto non generano strati di natura filmotica ma vengono assorbiti dalle malte creando un vero e proprio intonaco colorato molto resistente e duraturo.
All’interno dell’edificio, come si è già accennato, si è fatto largo uso di un intonaco

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per finitura liscia in polvere a base di calce idraulica bianca stesa a spatola ed in seguito spugnata sopra al quale sono state  dipinte delle decorazioni murarie riprese da alcune tracce  di esse individuate in fase di rilievo.
All’ultimo piano tutta la superficie muraria esistente, caratterizzata da una bella trama di muratura grezza, è stata semplicemente ripulita da uno spesso strato di polveri e lavata con acqua restituendo in tal modo l’originaria e gradevole alternanza di cromie fra il grigio della calce ed il colore ossido di ferro che caratterizza la pietra di Rabbi. 

STRUTTURA DI ACCOGLIENZA E LOGISTICA

La quarta parte del progetto è relativa ad un edificio secondario situato dal lato opposto della strada il quale sarà destinato ad ufficio accoglienza dei visitatori e sede amministrativa del complesso.
Particolare attenzione si è rivolta verso la tipologia dell’edificio proponendo alcune modifiche a quegli elementi dello stato attuale non tipici  per inserirne di caratteristici delle baite della val di Rabbi sia per immagine che per tecnica costruttiva. Il messaggio che dovrà essere trasmesso dalla trasformazione di questo edificio è legato alla fattibilità  del difficile  connubio fra il cambio di destinazione d’uso e la conservazione della tradizione.
In particolare si è rivolta attenzione all’immagine esterna attraverso l’uso di legni non trattati ed il reimpiego di quelli vecchi, all’apertura dei fori nelle pareti lignee continue ed alla copertura. Sul prospetto nord si è inoltre modificata la porta d’entrata,  con un elemento molto presente in valle costituito da un portoncino in legno con due finestre laterali.
    


STATO ATTUALE


La muratura portante dell’edificio era costituita da quattro angoli in pietrame legato da malta di calce di grosso spessore ed in discrete condizioni di stabilità, privi di fondazione. I muri erano ricoperti da un intonaco a calce coprente di colore chiaro a granulometria media tirato a cazzuola. I tamponamenti erano in assi di larice  poste verticalmente ad opera incerta e fissate alla travatura portante con chiodi. Il tetto era a due falde  in legno di larice con manto di copertura in tegole marsigliesi.
All’interno due livelli divisi da un impalcato sostenuto da travi  in legno a campata unica:
- pianoterra costituito da un locale unico con pavimento in terra battuta
- sottotetto costituito da un locale unico definito dalla falda del tetto. Non esisteva scala di accesso. L’edificio era privo di impianti di qualsiasi tipo.

 

 

INTERVENTI


Strutture
- sottofondazione su tutto il perimetro eseguita in calcestruzzo con il metodo dei cantieri alterni;
- drenaggio a ridosso delle murature controterra eseguito in ghiaione lavato di grossa pezzatura;
- intervento di barriera chimica contro l’umidità di risalita;
- scavo interno e formazione di vespaio ventilato con soprastante massetto predisposto per l’impianto di riscaldamento;
- realizzazione di muratura sul lato nord per modifica della forma della porta d’ingresso;
- smontaggio del soppalco, sostituzione della travatura deteriorata e sua ricostruzione con doppio assito con intercapedine isolante;
- smontaggio del tetto, recupero di tutto il legname ancora utilizzabile e rimontaggio con manto in scandoloni di larice posti in opera con pali e sassi di fermo.
 
Finiture
- assiti di tamponamento costituiti da doppio tavolato verticale con il lato esterno in tavole reimpiegate, intercapedine isolante e lato interno in tavole nuove lavorate a mano;
- Le finestre sono formate da vetrate apribili il cui serramento è poco visibile dall’esterno. Esse non hanno le caratteristiche di “foro inciso” ma di “mancanza dell’assito”. Le ante d’oscuro sono costituite dall’assito stesso apribile a battente.
- Il manto di copertura è realizzato con scandoloni di larice appoggiati al tetto e fermati con  naselli, pali e pietre;
- L’intonaco esterno è in malta di calce steso  mediante la tecnica a rasosasso.
 
Interno
- i pavimenti e tutte le parti lignee interni sono realizzati in legno di larice naturale;
- l’intonaco delle murature è stato recuperato mediante pulizia e lavaggio con acqua;

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PARCHEGGIO
 

La struttura adibita a parcheggio è collocata a valle del complesso del mulino in un piccolo avvallamento a lato della strada.
Seguendo il principio del rispetto paesaggistico l’intervento ha avuto il minore impatto possibile per cui si sono ridotte al minimo tutte le opere maggiormente visibili quali murature, pavimentazioni ecc.
Il nuovo parcheggio ha la capienza di quattro automobili ed un autobus corrispondenti al massimo carico di persone sopportabili dalla struttura mulino. Sono realizzati due accessi meccanici rispettivamente a monte e a valle in modo da agevolare le manovre dei veicoli in partenza e arrivo ed un accesso pedonale che attraverso un marciapiede lungo la provinciale conduce al mulino.  La pavimentazione di tutto il parcheggio è realizzata legante rullato ricoperto da ghiaino. Le cordonate  e la scala sono realizzate in pietra silicea lavorata a spacco. 

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